IMF(Impossible Mission Force)

LE MINACCE DELLA GEO-INGEGNERIA di James Corbett.

17 aprile 2013
Geo-ingegneria clandestina
 Il ricercatore e attivista Dane Wigington ha documentato preoccupanti cambiamenti nell'ambiente conosciuto come la geo-ingegneria. Ciò include varie tecniche di modificazione del clima, come le scie chimiche e HAARP. Grazie agli sforzi fatti con le particelle metalliche delle scie chimiche che sono state rilasciate nell'atmosfera, stiamo vivendo ad un "oscuramento globale", in cui il 20% dei raggi del sole non raggiungono la superficie diretta del pianeta, 

 
Il ricercatore e attivista Dane Wigington ha documentato preoccupanti cambiamenti nell'ambiente conosciuto come la geo-ingegneria. Ciò include varie tecniche di modificazione del clima, come le scie chimiche e HAARP. Grazie agli sforzi fatti con le particelle metalliche delle scie chimiche che sono state rilasciate nell'atmosfera, stiamo vivendo ad un "oscuramento globale", in cui il 20% dei raggi del sole non raggiungono la superficie diretta del pianeta, 
Dane Wigington ha riferito, che programmi coperti dalla geo-ingegneria sono stati emanati come un mezzo di controllo, ed eventualmente per ridurre gli effetti del riscaldamento globale, ma questi sforzi hanno fallito per diventare una terribile minaccia per la vita sulla Terra. Ci ha avvertito: "A un certo punto, quando ti rendi conto non è possibile uscire dalla porta di casa e respirare senza inalare a pieni polmoni particelle metalliche," tu sai che devi prendere una posizione.
Le prove di laboratorio associate con le scie chimiche hanno trovato sostanze chimiche come alluminio, stronzio, bario, fluoro e anche ora in Europa, e ha collegato questo alla contaminazione del suolo e dell'acqua, e il declino delle varie forme di vita. Tempeste di neve artificialmente indotte sono un'altra forma dannosa di modificazione del clima che è stato visto in luoghi dove la neve cade anche se le temperature sono sopra lo zero. 
Wigington ha rivelato e avvertito che la geo-ingegneria potrebbe spingere la Terra in una "sindrome di Venere", in cui si attivano i cicli di feedback climatici che iniziano a nutrirsi di se stessi, arrivando a creare un clima infernale come quello di Venere.
Uno scienziato del NOAA gli ha detto in via ufficiosa che sono a conoscenza di questi programmi, ma ha paura di fare un passo avanti a causa delle protezioni non prima che vengano modificate. Uno dei pochi informatori a farsi avanti è Kristen Meghan, ex igienista industriale Air Force, che ha visto alcune delle operazioni sulle scie chimiche. A questo punto, Wigington ritiene che vi sia panico nella struttura del potere. Il commento è stato: "Anche coloro che hanno orchestrato questi programmi ora si stanno rendendo conto che non possono controllare la bestia che hanno lasciato fuori dalla gabbia, e ora stanno cercando freneticamente di ricongelare l'Artico con la nucleazione del ghiaccio."

La catastrofe ambientale: la geoingegneria e la guerra del meteo
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Il movimento ambientalista ha sviluppato un’ossessione a senso unico per i presunti effetti dell’anidride carbonica sul clima globale. Tuttavia, piuttosto che il gas CO2, pare che siano proprio le tecnologie proposte per mitigare il problema, la vera causa della nostra imminente calamità ambientale. Di questo si occupa oggi il “Background” GRTV” sulla Global Research TV.
Febbraio, 2013
Da decenni ci dicono che dobbiamo avere paura a lungo termine degli effetti del biossido di carbonio prodotto dall’uomo. A quanto pare, non passa giorno senza che una qualche nuova tempesta, siccità, ondata di caldo o freddo, venga menzionata nei notiziari, accompagnata dall’intervento di scienziati finanziati dal governo che ci avvertono come questo sia collegato alla mancata riduzione della produzione di CO2 nel mondo.

Naturalmente il problema è che questa bufala scientifica di bassa qualità, si diffonde grazie all’ignoranza pubblica sulle conoscenze scientifiche di base. Nonostante che i modelli e le previsioni, utilizzati per spaventare il pubblico nel credere che la CO2 stia condizionando il clima e continuerà a farlo in modo sempre più pericoloso, abbiano in comune la particolarità di essere completamente sbagliati nelle previsioni delle tendenze di andamento degli ultimi 15 anni, ci viene tuttavia ancora chiesto di credere nella validità a lungo termine di questi stessi modelli falsificati.
Come Robinson ed altri hanno osservato nel loro studio del 2007 “Environmental Effects of Increased Atmospheric Carbon Dioxide (Effetti ambientali dell’aumento di biossido di carbonio nell’atmosfera), pubblicato dall’Istituto dell’Oregon di Scienze e Medicina: “le previsioni di effetti climatici dannosi dovuti a futuri incrementi dell’uso di idrocarburi, e di gas serra minori come la CO2, non sono conformi alle attuali conoscenze sperimentali.”
Sempre nel 2007, J. Scott Armstrong, ricercatore presso l’Università della Pennsylvania e autore di “Previsioni a lungo termine”, un libro di testo standard sui principi della previsione, è stato coautore di una verifica delle procedure utilizzate dall’IPCC per le sue proiezioni sul riscaldamento globale, trovando che tali procedure hanno violato 72 degli 89 principi in materia di previsione scientifica.
L’anno scorso il giornale “Geophysical Research-Atmospheres” ha pubblicato uno studio che mostra come i modelli di previsione del clima che esaminano periodi di meno di 30 anni su scala geografica dei continenti, siano pieni di inesattezze.
All’inizio di quest’anno, l’ufficio meteo del Regno Unito è stato costretto a rivedere al ribasso le proprie previsioni sull’aumento della temperatura nel corso dei prossimi quattro anni, a seguito di una battuta d’arresto di 15 anni delle temperature globali annuali. Ironia della sorte, questa divergenza sui continui aumenti della temperatura predetti dagli allarmisti della CO2, viene ora attribuita ad una “variabilità naturale”, tra cui “i cicli delle variazioni di attività solare”. Questo quanto è trapelato dalle bozze del rapporto IPCC AR5 in uscita per il prossimo anno, che indica ora come questo fattore sia stato ampiamente sottovalutato.
Purtroppo, le previsioni allarmiste, pubblicitarie, e fuorvianti su questo tema sono state così interiorizzate che una parte della popolazione è indotta a collegare ogni evento che accade nella galassia all’aumento dell’anidride carbonica, compreso il passaggio degli asteroidi vicini alla Terra.
Di questo passo c’è solo da aspettarsi che tanti altri si aggiungano a questa parte di popolazione, nel focalizzare la loro attenzione esclusivamente sulla questione del biossido di carbonio, un gas presente in tracce nell’atmosfera, e solo in parte artificiale. Scienziati, esperti, scrittori e uomini d’affari stanno solo in fondo rispondendo agli incentivi del mercato sul piatto. I governi e le università di tutto il mondo stanno sprecando miliardi di dollari ogni anno in fondi per finanziare la ricerca relativa alla presunta minaccia della CO2, e intere industrie come quelle del commercio del carbonio e del sequestro del carbonio, si stanno sviluppando in risposta a questa spinta. Molto semplicemente, sul tema del riscaldamento globale, sono in gioco, così tanti soldi e un potenziale di potere politico così importante, da impedire che sia rivelato come un falso allarme.
Una delle conseguenze più preoccupanti che derivano da questa tendenza, tuttavia, è la legittimazione politica di un concetto che, ironia della sorte, rischia di diventare una vera e propria minaccia per il nostro ambiente: la geoingegneria.
La pratica della geoingegneria ha ormai ben più di mezzo secolo di vita. Già alla fine del 1940, il matematico americano John von Neumann per conto del Dipartimento della Difesa statunitense portava avanti delle ricerche sulla modificazione del clima e sui suoi potenziali usi per la guerra climatica. Nei primi anni ‘50 esperimenti di cloudbursting sono stati eseguiti da Wilhelm Reich e nel 1956 il Dr. Walter Russell ha scritto sulla possibilità di un controllo completo del meteo.

Negli anni ‘60, il Dr. Bernard Vonnegut, fratello del famoso scrittore, ha ampiamente migliorato le tecniche allora in uso con l’impiego di cristalli di ioduro d’argento nell’inseminazione delle nuvole. Le qualità igroscopiche dello ioduro d’argento assicurano un veloce legame delle particelle di acqua con la sua struttura cristallina. Come il recente documento di Skywatcher fa notare, il processo di inseminazione delle nuvole è ormai così ampiamente e regolarmente impiegato che sta avendo effetti profondi sul nostro clima.
Dato che la CO2 non è il problema, ma lo è stato fatto diventare, con l’inserimento delle moderne tecnologie di modificazione del clima nei programmi di ricerca del Dipartimento della Difesa, non si può non indagare sul possibile collegamento tra l’attuale spinta verso la geoingegneria e il complesso militare-industriale. L’anno scorso ho avuto la possibilità di parlare con il Professor Michel Chossudovsky del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione riguardo al passato, presente e futuro della tecnologia della guerra del clima.
In tempo di guerra i potenziali benefici militari dovuti al dispiegamento delle tecnologie di modificazione del clima sono evidenti. In realtà, sono così evidenti che, come osserva il professor Chossudovsky, l’ONU è stato costretto a introdurre una convenzione nel 1977, che vieta l’uso di tecniche di modifica dell’ambiente a scopo bellico. Gli Stati Uniti hanno ratificato tale convenzione nel 1980.
Altri potenziali benefici che possono derivare dallo sviluppo di questa tecnologia riguardano la sfera economica. Così tanti eventi nel corso delle attività umane si basano sul meteo a breve termine e su fenomeni climatici a lungo termine e quindi la capacità di determinare (o anche influenzare) entrambi potrebbe essere estremamente utile. Le compagnie di assicurazione, per esempio, rischiano di perdere miliardi (e le industrie di ricostruzione connesse rischiano di fare quegli stessi miliardi) ogni volta che un forte temporale genera frane e smottamenti in zone popolate.
Quindi non dovrebbe sorprendere che il mercato si sia evoluto in modo efficace verso i “derivati climatici”, consentendo ai grandi istituti finanziari di fare soldi scommettendo sul meteo. E non dovrebbe neanche sorprendere che questo mercato sia stato ampiamente sperimentato da quella famigerata società ben addentro alla cricca globalista, che risponde al nome di Enron. L’anno scorso ho avuto la possibilità di parlare con il ricercatore Peter Kirby sul coinvolgimento della Enron sui derivati del meteo e sulle enormi somme per i progetti di geoingegneria che continuano ad essere impiegate all’insaputa dell’opinione pubblica.
Anche se supponessimo che le tecnologie di modificazione del clima non sono attualmente utilizzate ai fini di guerra climatica o di manipolazione del mercato, il solo potenziale di tali abusi dovrebbe essere più che sufficiente per dissuaderci dal perseguire queste tecnologie. Ancora più preoccupanti, forse, sono le sconosciute ramificazioni ambientali degli effetti a lungo termine di queste tecnologie sul nostro ambiente.
Ironia della sorte, proprio quelli che ci avvertono delle conseguenze potenzialmente disastrose dei cambiamenti climatici causati dall’uomo potrebbero aver ragione nella loro valutazione. Ma alla fine, non sarà la CO2 antropica, di cui si preoccupano, il vero colpevole di questa catastrofe in arrivo, ma le tecnologie di geoingegneria che vengono proposte come la “soluzione” a questo problema.

Ricercatori della NASA simulano la guerra nucleare contro l’effetto serra
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Alan Robock, assieme ad uno staff di ricercatori nordamericani e russi, ha confermato la teoria dell’Inverno nucleare. Robock inoltre ha studiato l’introduzione di aerosol in atmosfera per modificare intenzionalmente il clima della terra. Da tali studi nasce il suo avviso di NON adoperare uno strumento che rischia di creare disastri senza fine, anche dove si optasse per una limitata applicazione locale. Robock mette in guardia non solo rispetto ad una guerra regionale nucleare, ma anche sulle probabili conseguenze in caso di irrorazioni atmosferiche.
La NASA ha voluto approfondire tramite simulazioni al computer l’ipotesi di un dosaggio mirato di esplosioni di bombe nucleari, per comprendere l’effetto sul clima. Più di 2000 test atomici realmente effettuati (anche se poco noti all’opinione pubblica) hanno fornito dati significativi. (1)
Risultato: la simulazione dei ricercatori della NASA porta alla conclusione che una “piccola” guerra nucleare diminuirebbe l’effetto serra del pianeta influendo sul clima terrestre e innescando un raffreddamento globale. La causa sarebbero gli incendi derivati dalle esplosioni. Circa 6 milioni di tonnellate di carbonio andrebbero a depositarsi nella troposfera. Il carbonio assorbendo il calore solare si eleverebbe andando poi a finire nello strato più esterno della nostra atmosfera dove impiegherebbe molto più tempo per abbandonare il cielo. Le conseguenze di questa drastica cura sarebbero carestie diffuse e una drastica diminuzione della produzione agricola. Inoltre l’assottigliamento o ancor peggio la scomparsa di buona parte dello strato di ozono esistente causerebbe un’esposizione molto elevata ai raggi ultravioletti, potenzialmente dannosi. Ciò comporterebbe nuove malattie della pelle e danni agli organi interni.
Le ‘cure’ ipotetiche esaminate hanno una caratteristica in comune: la potenziale forza distruttrice per l’ecosistema.
La notizia era stata diffusa dalla NASA attraverso il National Geographic.
Verso una piccola era glaciale?

“Nemo”, la furiosa tempesta di neve che ha colpito nel mese di febbraio gli Stati uniti orientali è inscrivibile, come altri fenomeni, in uno scenario di cambiamenti naturali o è la conseguenza di interventi militari? Dane Wingington ritiene che l’impulso principale alle fluttuazioni climatiche estreme sia dato dalla geoingegneria clandestina. 
Il clima ed il tempo sono sistemi complessi con molteplici variabili in gioco e così sembra difficile stabilire quali fattori incidano maggiormente sugli eventi meteorologici. Sembra, perché, quando si ricorda quanto siano massicce e costanti le attività di manipolazione, si è costretti a concludere che l’azione “umana” è comunque determinante. 
La dispersione di particolato igroscopico è all’origine di una riduzione complessiva delle precipitazioni soprattutto in alcuni paesi. Le mappe della siccità degli Stati Uniti testimoniano chiaramente una penuria di piogge e l’assottigliamemto del manto nevoso. Non mancano, però, le eccezioni: così si scatenano burrasche, uragani, blizzards. Le tormente di neve sempre più spesso sono definite con il neologismo “tempeste di neve pesante bagnata”: esse di solito causano ingenti danni agli alberi, alle linee elettriche, agli edifici. Il neologismo, coniato e diffuso da canali meteo di disinformazione, come “Weather channel” di "ClassMeteo TV", denota l’artificialità del fenomeno. 
Ci chiediamo in che misura questa morsa di gelo che ha attanagliato il New England sia da collegare a variazioni subìte dalla Corrente del Golfo: è noto che le grandi correnti marine rappresentano un fattore essenziale nella distribuzione termica e dell’umidità nel pianeta. Gli oceani trasportano oltre metà del flusso globale di calore dall’equatore ai poli. Quali sono le ripercussioni delle attività di geoingegneria marina (fertilizzazione degli oceani soprattutto con il ferro) sulle correnti fredde e calde, sulla loro direzione e salinità? Se la salinità della Gulf stream dovesse diminuire, a causa dello scioglimento del pack, la corrente calda potrebbe attenuarsi o deviare in modo sensibile. 
Gli equilibri biologici e climatici sono molto delicati. All’origine dei vari sconvolgimenti atmosferici sono decisivi lo spostamento e l’interruzione delle jet streams, operate in particolar modo attraverso armi elettromagnetiche. Un effetto domino può spiegare perché la geoingegneria aerea e quella marina stiano creando una micidiale sinergia foriera di aberrazioni sempre più evidenti, forse anche di una piccola era glaciale.
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